L’intervista. Alessandro Greganti

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Oggi “artisti e fotografi” ha l’onore di ospitare uno dei più grandi street photographer italiani. Sa emozionare grazie ai sui bellissimi scatti lungo le sue innumerevoli “strade”

AlGrega, un nick name singolare. Presentati ai lettori

Il mio nome è Alessandro Greganti, ho 36 anni, vivo a Moncalieri e lavoro presso l’Università di Torino dove mi occupo di amministrazione di sistemi informativi. Il nickname nasce moltissimi anni fa e non è altro che l’abbreviazione del mio nome e cognome, niente di particolarmente originale.

Street photographer d’eccellenza, qual è stato il vero grande ostacolo da superare per poter diventare uno street photographer?

Innanzi tutto grazie per il complimento che spero di meritare! Devo fare una premessa: sto cercando di diventare uno street photographer perchè questo tipo di fotografia esercita su di me un fascino difficile da spiegare che credo si possa racchiudere in una sola parola: spontaneità. Il soggetto non sa di essere fotografato quindi si presenta per come è realmente dandoci la possibilità di fissarne l’essenza anche se solo di un attimo. Le persone hanno personalità estremamente differenti che si manifestano in maniera diversa a seconda del luogo o della situazione in cui si trovano ma hanno sempre e comunque un’essenza che è fattore comune in ogni loro comportamento. La street photography espone, scopre, mette a nudo la spontaneità di quell’essenza. Naturalmente la street photography non è fatta solo di persone ma soprattutto di una interazione tra strada e persone. E’ un po’ come fotografare un animale nel suo habitat naturale, tutto calza in maniera perfettamente armonica. Ma è anche fatta di fotografie che non includono una presenza umana e che comunque ne denunciano il suo passaggio, il suo intervento o la sua presenza imminente. La street photography crea una connessione con l’ordinario rendendolo straordinario.

Sul piano pratico, il primo ostacolo è stato quello di fotografare degli sconosciuti vincendo tutte le remore che una persona può avere nel “rubare” una foto. L’adrenalina che si scatena durante uno di questi scatti dà la carica per preparare quello successivo mentre gli errori insegnano ad affinare la tecnica fotografica e il linguaggio del corpo.

Contemporaneamente ho cominciato ad interrogarmi su alcune questioni di etica riguardo al rispetto del soggetto e mi sono imposto di farne elemento essenziale nelle mie fotografie.

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Oggi mi trovo al secondo ostacolo: la ricerca. Cosa c’è che ancora non ho visto? Non parlo di paesi, città o viaggi bensì di cosa non ho ancora visto nella vita che faccio tutti i giorni. Forse una luce particolare in un determinato momento del giorno in uno sconosciuto angolo della mia città, oppure del luogo in cui mi trovo in quel momento. L’osservazione e la (presunta) consapevolezza di ciò che mi circonda rende speciale anche quello che fino a ieri consideravo normale e questo è bene a prescindere dalla fotografia. Ultimamente sto timidamente esplorando i colori ma è un capitolo che ho appena cominciato e l’unica cosa che posso dire è che è un mondo affascinante ed estremamente complesso.

Il prossimo ostacolo, sempre che io riesca a superare quello attuale, sarà una nuova sfida che spero di riuscire ad affrontare.
E’ un percorso lungo e molto accidentato, mi trovo perfettamente d’accordo con il grande Alex Webb quando dice che la street photography è fatta al 99% di fallimenti. Non esiste nessuna regola assoluta per fare una buona foto di strada proprio perchè il contesto in cui si svolge è talmente imprevedibile che molte fasi di preparazione possono fallire in qualsiasi momento per qualsiasi motivo. Questo insieme di fattori fa sì che quell’1% di successi dia vita ad un’immagine che, mentre si colloca nel momento in cui è stata scattata, rimane sempre attuale, anche dopo moltissimi anni perchè quello che si vede nella foto è un istante unico e irripetibile fatto di emozioni e suggestioni. E queste cose non hanno tempo.

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IPhone, street photography. Ora mai sembra una moda, secondo te può essere alla portata di tutti, iPhone fa la differenza in tutto questo?

Con la diffusione del digitale e delle macchine fotografiche, sia tradizionali che all’interno di un telefonino, moltissime persone si sono trovate a fare foto per strada e alcuni hanno cominciato ad esplorare la street photography con più o meno successo. Bisogna però ricordare che la street photography esisteva già molto tempo prima e ha una sua “forma” estetica che, seppure abbia molteplici sfaccettature, risponde ad alcuni canoni che la rendono riconoscibile alla prima occhiata.

“If you can smell the street by looking at the photo, it’s a street photograph.” – Bruce Gilden.

I capolavori dei grandi fotografi del passato e del presente lasciano una sorta di impronta o meglio di suggestione che si può intuire solo guardando i loro lavori e continuando a scattare giorno dopo giorno. La street photography ha un livello di complessità molto elevato, più la “studio” e più me ne rendo conto.

Detto questo, secondo me è il tipo di fotografia che chiunque abbia una macchina fotografica, curiosità e voglia di camminare può intraprendere. Nel mio caso l’iphone ha giocato un ruolo fondamentale nella riscoperta della mia passione fotografica e averlo sempre con me è un valore aggiunto non trascurabile. Inoltre mi piace avere la possibiltà di editare e pubblicare le foto in qualsiasi posto mi trovi senza la necessità di usare un computer. Una cosa che mi ha colpito molto è la folta comunità di mobile photographers all’intero della quale ho conosciuto artisti di grande talento e ho stretto alcune amicizie che, seppur virtuali, coltivo con molto piacere ed interesse.

Per il resto ho sempre pensato alle macchine fotografiche come a degli strumenti e come tali non mi importa di che marca siano o quanto costino, ognuno decide quale sia la più adatta alle proprie esigenze. Faccio foto per strada anche con una Fuji X100 che ho scelto per le sue caratteristiche che ben si adattano alla street photography e l’unica differenza che noto è che qualcuno in più si accorge che sto usando una macchina fotografica ma, come con l’iphone, non si accorge di essere fotografato.

Per poter conoscere meglio Alessandro Greganti e trovare tutti i suoi riferimenti, visitate la sua pagina personale about.me

Autore: Wilder Biral – Fotografo, iPhoneografo, Artista…

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Commenti

  1. dice

    Grazie per i complimenti Lucia e scusa se rispondo solo ora.

    Per ora non mi è ancora capitato un vero e proprio scontro. Diciamo che il linguaggio del corpo è importante per cercare di essere più discreti possibile, cerca di evitare sempre il contatto visivo e quando capita che il soggetto se ne accorge, un bel sorriso molte volte aiuta!

  2. Lucia dice

    Complimenti, bella intervista. Ti è mai capitato che qualcuno non volesse farsi fotografare? Come hai reagito?

  3. dice

    Intervista meravigliosa, da cui emerge “l’emozionale fotografico” ma anche lo studio meticoloso di sè, mai superficiale, dove la voglia di scoprire e di scoprirsi rende ancora più emergente il desiderio di conoscere ed approfondire, se mai ce ne fosse bisogno.
    Ultimo ma non meno importante (si fa per dire) : scatti superlativi. Congratulazioni!

  4. dice

    Grazie mille Mauro! Grazie anche a Wilder che è stato molto paziente… ho dei tempi da era geologica :)
    Scherzi a parte, sono molto felice di avere avuto l’opportunità di parlare di street photography… oltretutto in italiano! Grazie Italianeography :)

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