Fotogiornalisti puristi contro Instagram o Hipstamatic

Fotogiornalismo foto iphone

L’annuncio di una nuova mostra di 20 fotogiornalisti che hanno utilizzato l’applicazione Hipstamatic per iPhone per raccontare le loro storie, ha scatenato nuovamente un po’ d’irritazione tra i puristi del fotogiornalismo ed ovviamente gli innovatori.

VII è un’agenzia fondata nel 2001, con uffici in New York, Parigi e California, alla quale oggi appartengono 20 famosi fotogiornalisti. La mostra di cui parliamo è “iSee: The eyes of VII in the hands of Hipstamatic” che si tiene al “Griffin Museum of Photography” di Boston e che durerà fino al 5 maggio 2012.

Fotogiornalismo fotografia iphone
Hipstamatic è un’applicazione per iPhone che molti conoscono e che da un effetto particolare alle foto. Non è una manipolazione della foto successiva allo scatto, ma si scelgono le combinazioni di lenti, film e flash prima dello scatto e poi si coglie il momento senza più possibilità di cambiare la foto (nel caso si utilizzi solo Hipstamatic). Però, ovviamente Hipstamatic da un look particolare, Retrò, o differente alle foto, e non cattura la realtà così com’è di fronte ai nostri occhi, ma gli da ovviamente un tocco estetico differente. Questa non è la prima volta che il fotogiornalismo ha utilizzato Hipstamatic anche in ambiti di guerra.

Nuovamente, quindi, si è scatenata una discussione che era già nata un mese fa, riguardo ad Instagram. Il famoso fotografo Nick Stern, aveva scritto un appassionato articolo alla CNN, dal senso: perché Instagram inganna il pubblico. Nick Stern non parlava dell’aspetto da social network di Instagram, ma dei sui filtri, associando sia Instagram che Hipstamatic insieme.

Il senso di Nick, in breve, è che il fotogiornalismo deve riportare la storia così com’è, trasmettendo il dolore, la realtà, la sofferenza di momenti drammatici attraverso l’abilità del fotografo di riprendere la scena e non attraverso dei filtri artistici che ne snaturano completamente la realtà. Nel suo articolo, trasmette la sua preoccupazione nel vedere sempre più spesso fotografie alterate con queste applicazioni, nei media più blasonati. E ricorda ai suoi lettori che negli anni passati, molti fotografi sono stati licenziati per aver alterato con photoshop, delle immagini che dovevano rappresentare un momento di realtà, solo per aver aumentato o aggiunto alcuni particolari drammatici per manipolare la visione finale della foto.

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Una settimana dopo l’articolo di Nick Stern, l’editrice fotografica di Slate, Heather Murphy, risponde cercando di sostenere i punti a favore di questo nuovo fotogiornalismo, e del perché non è una minaccia alla realtà. Soprattutto Heather punta sull’aspetto social di Instagram e non tanto sull’aspetto dei filtri, sostenendo che il problema semmai arriva dai fotogiornalisti puristi che non vogliono abbracciare questo nuovo mezzo di comunicazione. Ed ovviamente sostiene che l’applicazione dei filtri non è sempre negativa, che molte scene possono essere riprese in modo diverso e possono risultare migliori e più accattivanti rispetto alla realtà; facendo l’esempio della campagna alle elezioni politiche di Mitt Romney. Però il fatto è che i due parlano in realtà di due cose un po’ diverse, rispetto al cuore del problema che scatena la reazione di molti.

Il problema ovviamente non sono gli smartphones, ma l’uso che se ne fa adattato alla realtà fotogiornalistica, e soprattutto a quella realtà di avvenimenti drammatici, e di cronaca, che accadono tutti i giorni in tutte le parti del mondo. Se si utilizza un’applicazione che altera la realtà del fatto, o che gli da un aspetto Retrò, oppure un aspetto Vintage; quanto questa foto può essere considerata degna di rappresentare l’avvenimento piuttosto che invece inserirla in un contesto artistico, diverso, però non rappresentativo della realtà? Bisogna tirare una linea di demarcazione, che protegga il pubblico; che definisca cosa sia corretto oppure no, per il fotogiornalismo; o lasciare che questa linea cambi a seconda della prospettiva dei fotografi, e dei media, e di cosa e come loro vogliano raccontare l’avvenimento?

Commenti

  1. federica dice

    Beh, lo ammetto, a me non piace molto la manipolazione, soprattutto su avvenimenti di cronaca o di guerra. Altrimenti che foto dei fatti è?

  2. dice

    E’ un tema difficile, qua non è tanto un problema di purismo ma di ricerca dell’obiettività, che in realtà non esiste (anche solo la scelta di composizione di una foto manipola la realtà fotografata), quindi si deve ragionare in termini di contesto: un reportage di cronaca in Early Bird sarebbe quantomeno di cattivo gusto su quotidiano.
    Credo che ogni medium (inteso come rivista, blog, canale digitale o tradizionale) debba fare le sue scelte editoriali, saranno poi i lettori a giudicare.

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